Winnicott: la preoccupazione materna primaria

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Lo studio del primitivo rapporto madre-bambino e l’attenzione verso le delusioni e le frustrazioni che il bambino sperimenta in tale relazione possono facilitare ed ampliare l’indagine sull’esordio e l’evoluzione della psicopatologia. La prospettiva qui proposta da Winnicott tenta di superare le concezioni classiche che intendono invece focalizzarsi sulle carenze materne nella fase orale del bambino.

La condizione pregenitale viene perciò rappresentata come una relazione tra due persone impegnate a realizzare un equilibrio omeostatico e gestire una relazione simbiotica.

La madre impegnata in una relazione simbiotica con il proprio bambino è influenzata sotto vari aspetti nel soddisfare i bisogni del bimbo, sia consciamente che inconsciamente. Il termine equilibrio omeostatico ci porta ad interpretare erroneamente la relazione madre-bambino come un evento puramente conscio, consapevole. Vengono trascurati aspetti “impercettibili” riferiti alla dimensione psicologica, alle differenze che intercorrono tra  l’identificazione della madre con il suo bambino e la dipendenza di quest’ultimo dalla madre stessa. Citando Anna Freud, Winnicott ricorda che il rapporto con la madre è il primo rapporto del bambino con un altro essere umano e, tuttavia, non il primo rapporto con l’ambiente in assoluto. Precedentemente vi è una fase precoce in cui predominano i bisogni del corpo ed entrano già in gioco aspetti di soddisfazione/ frustrazione.

Winnicott è convinto che manchi, o sia carente, una trattazione approfondita della funzione materna nella fase precoce dello sviluppo del bambino. La madre attraversa uno stato particolare in tale fase primitiva, una condizione psicologica denominata “preoccupazione materna primaria”. Essa emerge durante la gravidanza, e si protrae ancora per poco, fino a poche settimane dopo la nascita del bambino. La particolarità di tale condizione è che essa risulta essere inconscia e la tendenza della madre sarà quella di rimuoverne il ricordo.

Winnicott parla di “ritiro”, “dissociazione”, “fuga” e, addirittura, di “disturbo profondo”, di una fase schizoide nella quale un aspetto della personalità prende il sopravvento, temporaneamente.

La funzione della madre all’inizio della vita del bambino, acquista un significato differente alla luce delle precedenti considerazioni e ci porta a definire la fase di “preoccupazione materna primaria” come una condizione necessaria di elevata sensibilità che ha bisogno di emergere, stabilirsi e cessare in un arco di tempo determinato. Winnicott parla anche di fase di “malattia  normale” e, dunque, di “guarigione”: la madre deve essere sufficientemente sana per “ammalarsi” e altrettanto abile nel “guarire” una volta che il bambino non ha più bisogno di tale stato di cose.

La madre sviluppa dunque una sensibilità particolare, una “malattia”, che le permette l’adattamento sensibile, delicato e “devoto” ai primi bisogni del bambino.

Alcune mamme sono meno abili in questo. Si potrebbe dire, parafrasando Winnicott, che esse fuggano verso la sanità al primo sentore di “malattia”. Altre hanno interessi particolari che non intendono abbandonare per dedicarsi ai bisogni del bambino: alcune madri hanno una identificazione con il maschile che le esclude dallo svolgere al meglio la funzione materna. Il rischio che una madre di questo tipo corre è quello di ricercare invano di ristabilire una fase precoce di relazione funzionale ormai andata perduta e di tentare di ricucire lo strappo attraverso la tendenza a diventare terapeute piuttosto che madri, ad adattarsi in modo coatto ai bisogni e/o vizi dei propri figli.

Lo stato di “preoccupazione materna primaria” della madre va considerato rispetto al corrispondente stato del bambino. Il neonato ha tendenze innate di sviluppo (Winnicott parla di “sfera dell’Io libera dai conflitti”), istinti, sensibilità. La madre che entra in questo suo particolare stato permette al bambino di sviluppare al meglio le tendenze di sviluppo e di acquisire la consapevolezza delle proprie sensazioni. Se la madre si adatta bene a questo stato di cose consentirà al bambino di sperimentare una continuità dell’essere e di non risentire di eccesive reazioni alle pressioni ambientali. È questo il punto nodale del discorso: “la strutturazione dell’Io si basa su una <<continuità dell’essere>> sufficiente, non interrotta dalle reazioni dell’urto dell’ambiente” (Winnicott, pag 361). La madre che entra nello stato di “preoccupazione materna primaria” riesce a rispondere ai bisogni del bambino, bisogni che inizialmente sono corporei e che man mano si trasformano in bisogni dell’Io. L’incapacità della madre in tale contesto porta ad un “annichilimento del sé del bambino” (Winnicott, ibidem).

Winnicott sottolinea come la struttura dell’Io si costituisca attraverso la percezione della minaccia di annichilimento che però, alla fine, non si realizza. La fiducia nella risoluzione positiva, nelle esperienze positive successive alla frustrazione, è la condizione necessaria per la strutturazione dell’Io. In una fase iniziale la madre non può essere frustrante. Successivamente, la percezione del bambino di avere a che fare con una madre frustrante lo conduce verso la strutturazione dell’io.

Nel ricostruire, dunque, lo sviluppo precoce del bambino Winnicott non parla mai di istinti. L’Io implica una “somma di esperienze” (pag. 363). All’interno di tale insieme è fondamentale la graduale capacità del bimbo di attendere la guarigione dagli annichilimenti, dovuti agli urti dell’ambiente. Il bambino ha bisogno perciò di iniziare la sua vita all’interno di un ambiente specializzato, generato dalla madre, chiamato da Winnicott “preoccupazione materna primaria”.

Fabio Masciullo

 

Bibliografia

D.W. Winnicott – Dalla pediatria alla psicoanalisi

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