Sigmund Freud ed il concetto di pulsione

CondividiFacebookTwitterLinkedIn

sigmund-freud

Nel suo saggio ”Pulsioni e loro destini” (1915), Freud argomenta alcune delle trasformazioni in cui può incorrere una pulsione durante il corso della vita: la trasformazione nel contrario, il volgersi sulla persona stessa del soggetto, la rimozione, la sublimazione.

La trasformazione nel contrario non riguarda l’intero ammontare  pulsionale: c’è sempre un quantitativo di pulsione attivo che persiste accanto a quello passivo. Freud propone di usare la metafora delle eruzione laviche, per concepire il complesso sviluppo delle pulsioni: la pulsione originaria non subisce alcuna trasformazione, ed ogni successivo strato del movimento pulsionale si somma e persiste insieme al più recente, infinite volte.

La trasformazione nel contrario è costituita da due processi:

  1. Cambiamento dall’attività alla passività
  2. Inversione di contenuto

Il primo caso della trasformazione nel contrario riguarda il cambiamento della meta pulsionale: al posto della meta attiva, s’instaura una meta passiva, cambiamento esemplificato da Freud attraverso l’analisi di due coppie di pulsioni: il sadismo /masochismo e il voyeurismo/esibizionismo. Freud ipotizza che la meta attiva compaia sempre prima i quella passiva: nel soggetto sadico, il godimento sessuale suscitato dal dolore è una meta originariamente masochistica che si trasforma nella meta passiva.

A differenza del sadismo, in cui la pulsione si rivolge dal principio ad un oggetto esterno, nel voyeurismo/esibizionismo assistiamo ad una fase preliminare: inizialmente la pulsione del guardare è autoerotica, e l’oggetto della pulsione è il proprio corpo.

Utilizzando la condotta del voyeurismo/esibizionismo, Freud spiega il concetto di narcisismo, inteso come “un’antica fase evolutiva dell’ Io nella quale le pulsioni sessuali si soddisfano auto eroticamente”. La fase preliminare a cui abbiamo accennato, la pulsione a guardare il proprio corpo, viene intesa come formazione narcisistica. Da qui la pulsione si trasforma in pulsione attiva di guardare, che si sviluppa se e poiché viene abbandonato il  narcisismo, ed in pulsione passiva di guardare, ancorata all’oggetto precedente, cioè al proprio corpo.

L’ipotesi di Freud è che i destini pulsionali dipendano dall’organizzazione narcisistica dell’Io e portino con sé un’impronta di questa fase, che coincide con i meccanismi di difesa tipici delle fasi di sviluppo più avanzate.

La trasformazione della pulsione nel suo contrario avviene unicamente nel caso della  trasformazione dell’amore in odio, poiché l’amore ha tre antitesi: amare/odiare; amare/essere amati;amare/odiare.

Spiegando la genesi dell’odio e dell’amore, Freud descrive l’evoluzione dall’originario Io-realtà all’Io-piacere, mediante diverse tappe.

Ai primordi dello sviluppo, durante la fase narcisistica, l’Io è investito dalle proprie pulsioni ed in grado di soddisfarle auto eroticamente. Si creano due polarità: l’Io soggetto coincide con la sensazione del piacere, mentre il mondo esterno risulta indifferente. In questa fase di estrema gratificazione, l’Io non ha bisogno del mondo esterno, e tuttavia, le pulsioni di autoconservazione, che contrastano lo stadio del narcisismo primario, spingono affinché accolga oggetti dall’esterno.

Si crea così un’ulteriore evoluzione, governata dal principio di piacere, in cui l’Io assume in sé oggetti del mondo esterno, introiettando gli oggetti connessi alla sensazione di piacere, e proiettando all’esterno ciò che al suo interno produce dispiacere. Quando l’Io trae dall’oggetto una sensazione di piacere, inizia ad amarlo, e contemporaneamente lo introietta, per cui continuerà ad esistere il precedente equilibrio: l’Io è uguale al piacere, mentre il mondo esterno è uguale a repulsione, odio o aggressività, le quali rappresentano un’evoluzione della precedente indifferenza. Per Freud, la genesi dell’odio è più antica di quella dell’amore: esso, infatti, nasce dal rifiuto dell’Io nei confronti dell’oggetto esterno, durante la fase del narcisismo primario. In questo senso, l’odio si può considerare sempre in rapporto alle pulsioni di autoconservazione. Dopo che alla fase del narcisismo primario subentra la fase oggettuale, le relazioni che l’Io ha con l’oggetto sono caratterizzate da piacere o dispiacere.

Sulla base della sensazione di piacere che l’Io riceve dall’oggetto esterno, ci sarà una tendenza ad avvicinarlo e ad incorporarlo in sé stesso. Viceversa, gli oggetti che arrecano dispiacere, provenienti dal mondo esterno, genereranno reazioni tipiche dell’odio: repulsione e aggressività.

L’amore, ricavato dal piacere che l’Io trae dall’oggetto, diventerà la modalità che ne caratterizza la relazione, e verrà successivamente accorpato alle  pulsioni sessuali, che, dopo aver attraversato il loro complicato sviluppo, dominate da pulsioni parziali, troveranno la loro unificazione in una sintesi che coinciderà con il primato genitale.

I moti pulsionali sono sempre influenzati dalle tre grandi polarità che regolano la vita psichica: polarità biologica (attività /passività); polarità reale (io/mondo esterno);

polarità economica (piacere/ dispiacere).

Un altro tipo di trasformazione in cui possono incorrere le pulsioni è rappresentato dalla rimozione, movimento necessario a neutralizzare le pulsioni che non possono trarre piacere dal loro soddisfacimento. Per Freud, causa della rimozione è un’idea spiacevole che contrasta con la massa di idee dominanti dell’Io, riferendosi presumibilmente a idee socialmente sanzionate, e che ben si adeguano alla nostra visione di noi stessi. Nel suo saggio sulla rimozione, Freud distingue due tipi fasi di rimozione: la rimozione originaria, che opera affinché “alla rappresentazione psichica di una pulsione venga interdetto l’accesso alla coscienza, producendo una fissazione in cui la pulsione rimane ad essa legata”; e la rimozione propriamente detta, che “colpisce i derivati psichici della rappresentazione rimossa”.

Infine, le pulsioni possono incorrere nella sublimazione, processo attraverso cui si rende possibile trasformare le pulsioni (sessuali e di autoconservazione) in un loro corrispettivo socialmente accettabile, che ne garantisca la possibilità di scarica.

Bibliografia:
S. Freud – Pulsioni e loro destini

Stefania Castiglia 

 

CondividiFacebookTwitterLinkedIn