Recensione: Will Hunting Genio Ribelle

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Will Hunting genio ribelle, diretto magistralmente da Gus Van Sant, è un film che ha ricevuto moltissimi riconoscimenti a livello internazionale, tra i quali spiccano gli Oscar a Robin Williams come migliore attore non protagonista e alla coppia Damon-Affleck come migliore sceneggiatura originale.

Con le dovute cautele nei confronti del rispetto del setting e della tecnica, questo film può essere considerato la rappresentazione a livello scenico di cosa s’intende quando parliamo di transfert e controtransfert, di come il controtransfert sia un potente strumento nelle mani dell’analista, di cosa vogliamo dire con esperienza della ‘buona relazione’.

Will Hunting (Matt Damon) è un ragazzo orfano di vent’anni che vive in un quartiere povero di Boston e lavora pulendo i pavimenti nel dipartimento di matematica del famoso Massachusetts Institute of Technology. Insieme a tre compagni, tra i quali c’è il suo migliore amico Chuckie (Ben Affleck), forma un gruppetto di bulletti teppisti, i soli che conosce e frequenta visto che entrare in relazione con gli altri è il suo problema più grande. Sala giochi e pub in cui bere birra sembrano essere le mete preferite, il pretesto per fare a botte è sempre dietro l’angolo, all’interno della rissa si sente molto a suo agio.

Will, però, a differenza dei compagni, è un vero genio, nel tempo libero legge moltissimi libri di ogni genere con una velocità impressionante. La sua è una cultura senza limiti, conosce benissimo la storia, la filosofia, la letteratura, le scienze, anche se il proprio cavallo di battaglia sembra essere la matematica, grazie ad un’intelligenza superiore alla media e a un ragionamento logico sopraffino.

Un giorno il suo destino inizia a cambiare: mentre lava i pavimenti dell’istituto, trova scritto sulla lavagna di un corridoio un problema molto difficile. Il professor Gerald Lambeau (Stellan Skarsgård), docente di matematica, ha lanciato una sfida agli studenti: chi risolverà l’esercizio, potrà entrare nel limbo di coloro che hanno il proprio nome pubblicato su una delle più importanti riviste scientifiche del tempo. Nessuno degli studenti ci riesce, mentre Will, osservando per pochi istanti il problema, lo memorizza e, tornato a casa dopo una breve uscita con gli amici, riesce a risolverlo. Il giorno successivo, mentre è al lavoro, scrive la soluzione sulla lavagna. La notizia che qualcuno ha risolto l’esercizio fa immediatamente il giro della facoltà, moltissimi studenti affollano la lezione del professor Lambeau, tutti sono curiosi di scoprire l’identità del genio. Il professore invita il misterioso mago matematico a venir fuori e a riscuotere la meritata mercede; Will non è presente e, visto che nessuno si fa avanti, la sfida viene incentivata con un nuovo problema, la cui dimostrazione ha richiesto a Lambeau e colleghi più di due anni d’impegno.

Per Will nessun esercizio matematico è irrisolvibile e, mentre scrive la soluzione, questa volta viene scoperto dal professore e da un suo assistente.

In una delle solite serate con gli amici, Will conosce Skylar (Minnie Driver), una studentessa ad Harvard. I due iniziano a frequentarsi, ma, a causa di una precedente rissa di strada, il ragazzo viene arrestato. Lambeau lo va a trovare in carcere, dicendogli che il giudice ha accettato di rilasciarlo sotto la sua supervisione, ma in cambio dovrà frequentare lezioni di matematica e vedere settimanalmente uno psicoterapeuta.

Will si prende gioco e mette in fuga molti professionisti; queste le sue parole nei confronti del professore: “non mi serve la terapia”. Come ultima spiaggia Lambeau lo porta dal Dr. Sean McGuire (Robin Williams), un vecchio compagno di università. Nonostante un inizio difficile, Sean riesce ad agganciare il ragazzo e a instaurare con lui una relazione terapeutica. McGuire è un analista vero, non ha perso l’umiltà e il contatto con se stesso e con le proprie radici: non a caso proviene dallo stesso ambiente di Will e le vicende vissute da bambino sono simili alle sue, insomma il ragazzo lo tocca veramente nel profondo.

Il professor Lambeau non è geniale quanto il suo allievo, la rabbia e l’invidia iniziano a divorarlo. Come spesso accade tra genitori e figli, tra adulti e ragazzi, Lambeau vuole scrivere il destino di Will e gli procura diversi colloqui di lavoro, senza preoccuparsi minimamente di quali siano i suoi reali desideri.

 Skylar confessa a Will di essere innamorata di lui, ma il giovane non si fida, ha paura di aprirsi, di diventare vulnerabile, con il rischio troppo grande di venire ferito di nuovo.

Continuare a essere un giovane bulletto, un genio incompreso che si diverte a prendersela con gli altri e con il sistema? Scendere a compromessi accettando le incalzanti richieste fatte dal professor Lambeau? Seguire la ragazza che lo ama e che nel frattempo si è trasferita in un’altra città? Quale sarà il destino di Will? Riuscirà la relazione terapeutica con il Dr. McGuire ad aiutarlo nella scelta e ad avvicinare il suo vero sé?

Al lettore il gusto di scoprirlo guardando questo bellissimo film.

 Domenico Capogrossi

 

 

Recensione pubblicata sulla rivista della Società di Psicoanalisi Interpersonale e Gruppoanalisi “Trasformazioni. Progetto, Processo, Cambiamento”, anno V, N. 9-10, 2010.

 

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