Otto Kernberg: una revisione del modello teorico di Sigmund Freud

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di Fabio Masciullo

Otto Kernberg ha strutturato la sua riflessione teorica partendo dal lavoro pioneristico di Freud sulle pulsioni e sui conflitti intrapsichici e lo ha integrato sia con i contributi di Margaret Mahler e Edith Jacobson sulla nascita psicologica del bambino e sulla sua progressiva differenziazione tra sé e gli oggetti, che con le innovazioni di Melanie Klein per quel che riguarda la relazione dinamica, sempre presente nell’individuo, tra amore e distruttività, tra oggetti buoni ed oggetti cattivi, tra oggetti scissi ed oggetti interi.

Kernberg, attraverso numerose esperienze cliniche con pazienti gravemente disturbati, ha iniziato a comprendere quanto la teoria freudiana fosse incompleta nel descrivere alcune forme di psicopatologia nelle quali la differenziazione tra sé e gli oggetti era scarsamente definita. Nonostante la sua visione resti all’interno del paradigma freudiano del conflitto pulsionale, egli rielabora il concetto stesso di pulsione e si avvicina molto alle formulazioni teoriche contemporanee degli psicologi dell’Io. Per Freud le spinte pulsionali si trovano a metà strada tra lo psichico ed il somatico; per Kernberg le pulsioni, pur avendo delle predisposizioni costituzionali, si definiscono a partire dalle prime relazioni oggettuali, dalla relazione del bambino con le figure significative.

I contributi della Jacobson portano Kernberg ad abbracciare la visione per cui il bambino, nei primi mesi di vita, è costantemente preda di forze pulsionali ancora ampiamente indifferenziate. Correnti affettive piacevoli e spiacevoli non sono ancora sperimentate come sensazioni definite e separate, come sentimenti ed affetti. È solo attraverso il confronto con l’esterno, con la madre, che il bambino riesce a differenziare e a definire in modo più raffinato le pulsioni interne. La pulsione indifferenziata

si sviluppa in due diverse pulsioni psichiche con differenti qualità, sotto l’impulso di stimoli esterni, dello sviluppo psichico, e della formazione e crescente maturazione di vie di scarico esterne” (Jacobson).

D’accordo con Hartmann, la Jacobson ipotizza che la Libido, inizialmente indifferenziata, diventa nel corso dello sviluppo e della relazione con l’ambiente, una solida forza motivazionale nella vita del bambino.

Inizialmente, dunque, il bambino non riesce a distinguere il Sé dal non-sé. Egli non percepisce la madre come persona separata, piuttosto si sente fuso ad essa. Il processo di differenziazione è una conquista evolutiva favorita dalla qualità delle  interazioni che la madre stabilisce con il bambino. È questo il primo, importantissimo stadio verso cui la coppia madre-bambino deve tendere affinché il bimbo possa sviluppare un sé coeso e ben strutturato.

I pazienti psicotici rientrano nella categoria di persone per le quali la nascita psicologica e la differenziazione dalla madre ha trovato numerosi ostacoli. Questo tipo di persone non ha potuto strutturare un sé coeso in grado di relazionarsi con gli oggetti esterni, reggere le pressioni interpersonali, definire un confine netto e stabile tra le proprie emozioni e quelle degli altri. Kernberg ritiene che i pazienti psicotici non hanno superato la fase simbiotica del rapporto con la madre e, dunque, sono preda di pulsioni indifferenziate che chiedono costantemente, ed in modo inconscio, di essere regolate all’interno di relazioni indifferenziate, fusionali, confusive, patologiche.

Il bambino che, attraverso relazioni ambientali adeguate, riesce pian piano ad acquisire il senso di separatezza del Sé dall’oggetto affronta una ulteriore prova evolutiva. Qui Kernberg si rifà al contributo di Melanie Klein sulle modalità primitive di funzionamento psichico, sul meccanismo difensivo della scissione e sulle posizioni schizoparanoide e depressiva. La Klein sottolinea, infatti, che, nonostante le immagini del Sé e dell’oggetto siano differenziate, coesistono in maniera scissa nella psiche del bambino. È questa la caratteristica peculiare della posizione schizoparanoide nella quale l’immagine del Sé buono, pieno d’amore per essere stato gratificato, viene tenuta difensivamente ed affettivamente separata dall’immagine del Sé cattivo, che sperimenta l’odio e la rabbia distruttiva. Allo stesso tempo, anche l’oggetto intero, che a volte gratifica e a volte frustra i desideri del bambino, viene scisso: l’oggetto buono che appaga ogni desiderio viene sperimentato come separato dall’oggetto cattivo.

È solo attraverso il superamento della posizione schizoparanoide che il bambino può sperimentare l’oggetto nella sua interezza, con i suoi aspetti buoni e le sue mancanze. È questa la posizione depressiva, nella quale il bambino si rende pian piano conto che amore ed odio albergano nella stessa persona, dentro di Sé, e che gli altri sono oggetti appaganti e frustranti allo stesso tempo, dai quali dipendere.

I pazienti borderline, secondo Kernberg, ben si adattano alle speculazioni metapsicologiche kleiniane per ciò che riguarda l’incapacità di integrare i sentimenti di odio e di amore all’interno delle proprie relazioni interpersonali. I pazienti di questo tipo hanno difficoltà ad integrare le relazioni oggettuali buone e cattive all’interno di un’unica relazione, ambivalente, complessa, ricca di aspetti conflittuali e compresenti. Sperimentano spesso amore e sessualità in modo confuso, ambiguo, attuano una radicale scissone tra aspetti appaganti ed aspetti terrificanti, realizzano una polarizzazione tra esperienze d’amore e di piacere da un lato ed esperienze di passione sessuale e di violenza dall’altro.

Nel modello di Kernberg, il superamento della cristallizzazione schizoparanoide determina la conquista evolutiva di un Sé strutturato e coeso che ha superato un funzionamento primitivo legato a meccanismi difensivi quali la scissione, la proiezione e l’identificazione proiettiva. A questo stadio di sviluppo si trovano i pazienti nevrotici che presentano conflitti relativi alle pulsioni. A questo livello Kernberg intende la psicopatologia proprio come l’aveva, molto tempo prima di lui, intesa Freud. I nevrotici di Freud e di Kernberg soffrono rispetto a “relazioni con oggetti interi compromesse da conflitti edipici e dalle conseguenti inibizioni” (Mitchell, Black, 1995, p. 207).

Fabio Masciullo

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