La Psicologia del Sé

CondividiFacebookTwitterLinkedIn

L’interesse centrale di Kohut prende vita dalla dimensione esistenziale della condizione umana, che può essere analizzata solo all’interno di una concezione scientificamente rigorosa: quella di un’osservazione che nasce dall’introspezione empatica. Il suo assunto fondamentale è che il campo d’indagine della psicoanalisi è solo il campo dell’osservazione introspettiva empatica, l’unico che può permettere l’accesso alle strutture motivazionali acquisite all’interno della matrice relazionale. Tale  concezione pone una motivazione trans individuale all’interno di ciascun individuo e attribuisce la sua strutturazione all’interno di una esperienza evolutiva del bambino con le figure di accudimento.

Secondo la psicoanalisi classica, lo sviluppo della personalità era molto legato alle diverse fasi dello sviluppo psicosessuale (da quella orale a quella genitale), sostenendo che laddove ci fosse stata una fissazione, si sarebbe strutturato un carattere corrispondente alle diverse qualità parziali (personalità orale, anale..). Causa delle fissazioni era considerata l’impossibilità del soggetto di mitigare la paura dovuta all’angoscia di castrazione, e la conseguente impossibilità di affrontare il complesso edipico e di accedere all’interiorizzazione dei dettami provenienti dalla figura paterna.

Secondo Kohut, la regressione a forme di gratificazione infantile deve essere spiegata nei termini dell’unica possibilità che il soggetto ha di rivitalizzare un sé che non è stato accolto nella sua interezza, ma nutrito e accudito in modo meccanico e parziale. Come nel caso clinico del signor U., (Kohut, 1977) il soggetto conserva i frammenti del nutrimento che ha ricevuto, e ad essi si appella per contrastare l’intollerabile sensazione di vuoto.

Kohut contrappone alla visione psicoanalitica classica dello sviluppo, la propria visione del percorso evolutivo che, essenzialmente, risponde alla capacità continua dell’agente di cura di scorgere e riconoscere nel bambino la soggettività che gradualmente esprime. Se questo aspetto è carente, si svilupperà un senso di vuoto, una depressione che verrà superata con una stimolazione fisica delle zone erogene, ed è così che Kohut spiega la fissazione pulsionale.

In generale, se l’attenzione della madre è non sul soddisfacimento dei bisogni del figlio, e quindi pronta ad accoglierne il significato, ma centrata esclusivamente sulla prestazione e volta a dimostrare il proprio senso di efficacia, allora le manifestazioni sintomatiche riprenderanno quel senso di parzialità dell’esperienza, e saranno il punto di partenza per successive psicopatologie. E’ evidente come l’ottica tradizionale venga scardinata: sono le pulsioni ad essere sempre subordinate alla coesione del Sé. Kohut usa il concetto di fissazione pulsionale per avvalorare lo spostamento del focus dalle pulsioni al suo concetto teorico primario: la strutturazione del Sé all’interno della relazione con gli Oggetti Sè.

Bibliografia:
Kohut H. (1977), La guarigione del Sé, trad.it Bollati Boringhieri, Torino, 1980.
Kohut H. (1978), La ricerca del Sé, trad.it Bollati Boringhieri, Torino, 1982.

Stefania Castiglia

 

CondividiFacebookTwitterLinkedIn