La nevrosi secondo Karen Horney

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Karen Horney, fin dai suoi primi lavori in ambito psicoanalitico, ha centrato la sua riflessione sull’importanza dell’ambiente e del contesto culturale di riferimento per comprendere lo sviluppo dell’essere umano e il suo adattamento nevrotico alle esigenze esterne. La Horney concepisce la mente umana come costantemente impegnata  nel ridurre l’angoscia.

L’angoscia di base, “il sentirsi isolati e impotenti di fronte a un mondo potenzialmente ostile”, nasce dalle prime esperienze con i genitori, dai costanti fallimenti relazionali, ed è il nucleo costitutivo delle nevrosi. Essa determina l’impressione del bambino di vivere in un mondo ostile, minaccioso, nel quale la ricerca della sicurezza sarà la spinta motivazionale primaria nel determinare la sua personalità, a scapito delle sue reali potenzialità intrinseche. Il conflitto si genera così tra tendenze opposte ed inconciliabili (verso, contro, lontano) ed è l’angoscia di base che ne governa i movimenti e determina il destino nevrotico dell’individuo. Per la Horney, dunque, il bisogno o tendenza (trend) della personalità sostituisce il concetto freudiano di istinto.

Gli elementi perturbanti ambientali che generano nel bimbo uno stato di angoscia e l’impressione di dover sacrificare la normale autorealizzazione del sé a causa della minaccia di annientamento portano il bambino a costruire una forma di adattamento mediante strategie comportamentali inconsce che col tempo divengono tratti permanenti – e nevrotici – della sua personalità.

Nell’individuo non nevrotico i tre atteggiamenti fondamentali coesistono armoniosamente, egli può flessibilmente adattarsi alle varie situazioni sociali e scegliere il comportamento che sente e riconosce come maggiormente appropriato. Nel nevrotico, invece, le strategie comportamentali  messe in atto sono inconsce e coatte. Egli è obbligato a comportarsi in un certo modo, a compiacere, controbattere, starsene in disparte, indipendentemente dal contesto, ed è preda dell’angoscia se si comporta diversamente. Queste strategie sono assolutamente dipendenti dall’Altro, dall’ambiente, in quanto nascono dallesigenza di sopravvivere, sono l’unica soluzione.

Il conflitto nasce dall’inconciliabilità delle tendenze di base. L’individuo sente di essere riconosciuto, di poter stare al mondo solo se si comporta in un determinato modo. Non avendo mai sperimentato una totale accettazione da parte delle prime figure di attaccamento ha imparato a disprezzare se stesso ( il vero Sé ) e a non riconoscere i propri reali desideri e bisogni.

La Horney presuppone due differenti livelli, conscio ed inconscio, ma ipotizza l’esistenza di un’unica istanza psichica, il Sé. Tale istanza psichica, comunque, è tripartita in termini di maggiore o minore distorsione nevrotica: il Sé Reale, “il centro più vivente della vita psichica” (Horney, 1942, pag. 23) il Sé Attuale, che rispecchia la specifica tendenza nevrotica scelta dall’individuo, ed il Sé Ideale, una immagine ideale che il soggetto cerca di raggiungere e costituisce per la Horney, soprattutto negli ultimi scritti, un meccanismo difensivo al servizio della nevrosi per legittimare il sé attuale (Horney, 1950; Garofalo, 1979). L’immagine ideale è l’obiettivo ultimo da raggiungere, quello che restituirà al soggetto la fiducia perduta e lo salverà dall’angoscia.  Ma la caratteristica principe delle immagini idealizzate è che esse, a differenza degli ideali genuini, che portano all’umiltà, conducono all’arroganza.

Le immagini idealizzate “servono a soddisfare esigenze vitali, costituiscono un sostituto della fiducia realistica in se stessi e dell’orgoglio realistico e deteriorano la disponibilità di energie, lo sviluppo di autentici scopi personali e l’essere strumento attivo della propria vita”.

Il soggetto ne diventa dipendente e, se non ci fosse il tentativo  di coincidere “con il suo auto creato idolo”, a dare una specie di significato alla sua vita, si sentirebbe completamente inutile.

Tutto questo, è bene ribadirlo, avviene fuori dalla consapevolezza del soggetto.

Fabio Masciullo

 

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