La motivazione secondo Fairbairn. L’importanza delle relazioni con gli altri

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Il contributo teorico di Fairbairn ha avuto l’effetto di provocare un cambiamento di prospettiva rivoluzionario all’interno della teoria psicoanalitica, costituendo “l’espressione più pura dello spostamento dal modello strutturale delle pulsioni al modello strutturale delle relazioni” (Greenberg e Mitchell , 1986).

Contestualizzando i concetti alla base della sua teoria, è bene sottolineare quanto Fairbairn, vissuto per tutta la vita ad Edimburgo, fu condizionato da questa relativa condizione d’isolamento dal fervente panorama psicoanalitico. La difficoltà pratica di non essere inserito nell’edificio teorico psicoanalitico costituì per Fairbairn un limite ma anche una risorsa: rappresentò un prerequisito essenziale per lo sviluppo di un modello teorico estremamente originale ed orientato alla critica del modello psicoanalitico vigente.

 Modifiche al paradigma freudiano

L’aspetto prioritario del contributo teorico di Fairbairn è rappresentato dalla critica e dalla riformulazione della teoria classica della motivazione, cioè la teoria pulsionale. In particolare, le sue contestazioni colpiscono il fulcro della concezione freudiana, discostandosi dalla teoria pulsionale come fonte primaria della vita psichica, e contestando la teoria dello sviluppo psicosessuale.

Rielaborando totalmente il concetto di motivazione, Fairbairn propone una modifica globale sull’intera struttura concettuale della totalità dell’esperienza umana. Tale impegno teorico è strettamente connesso a due principi fondamentali:

  1. La vera meta libidica è lo stabilirsi di relazioni soddisfacenti con gli oggetti”: Fairbairn rifiuta la centralità delle pulsioni nella regolazione dell’attività psichica, e, di conseguenza, contrasta il  ruolo cardine che nella teoria classica assume il principio di piacere, che, così come Freud l’ha concepito, guida la scarica dell’eccitazione pulsionale e definisce gli obiettivi dell’ apparato psichico. Caratteristica principale della libido è per Fairbairn la ricerca oggettuale, ed il piacere, lungi dall’essere lo scopo, rappresenta esclusivamente un fine umano comune: la relazione con l’altro. In quest’ottica, il bambino è orientato verso l’altro sin dalla sua nascita, e la possibilità di stabilire delle relazioni è finalizzata alla sua sopravvivenza. La modalità in cui si svilupperanno le relazioni non dipende dalle pulsioni, bensì dalla risposta degli oggetti esterni ai bisogni relazionali del bambino, e, nella fase adulta, la motivazione del comportamento umano sarà legata al mantenimento dei legami oggettuali.

  2. Inseparabilità di energia e struttura: Fairbairn contrasta la concezione freudiana del modello tripartito della mente, basata su Io, Es e Super Io. In particolare, si oppone all’idea che esista l’Es così come fu concepito da Freud, ovvero un calderone colmo di energie pulsionali, poiché risulta impossibile separare l’energia dalla struttura.

Secondo Fairbairn, non può esistere una massa di energia senza direzione (contenuta dall’Es) che L’Io cerca di dominare e che solo secondariamente viene orientata verso gli oggetti.  Le strutture dell’ Io sono energia, sin dal principio della vita orientata verso gli oggetti. Di contro, Fairbairn ipotizza che l’uomo nasca con un Io unitario, che possiede una sua energia,  che si plasma all’interno delle relazioni precoci con l’ambiente, e che, nei casi di cure non sufficienti, si scinde in diverse porzioni.

Stefania Castiglia

 

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