Karen Horney e il senso di colpa nevrotico

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Karen Horney, psicoanalista tedesca, emigrata negli Stati Uniti all’inizio degli anni 30, teorica assolutamente innovativa rispetto al contesto di ortodossia freudiana della prima metà del novecento, parla di sensi di colpa “diffusi”, “liberi e fluttuanti”nel descrivere il funzionamento mentale del nevrotico alle prese con il confronto – a volte spietato – con la realtà. Esempi di questa tendenza sono riconducibili ad eventi della quotidiana esistenza di un nevrotico: se, ad esempio, gli amici non lo chiameranno per un po’ di tempo, egli crederà di aver fatto loro qualcosa di male. Se qualcuno chiede di vederlo, egli penserà di aver sbagliato in qualche occasione e si aspetterà un rimprovero.

La Horney sottolinea come questa forma di senso di colpa possa essere connessa, lungo un continuum, con il senso di colpa inconscio legato a stati depressivi profondi e che sconfina in una autoaccusa rigida e completamente disancorata dalla realtà dei fatti.

È il terrore di essere scoperto ed essere rimproverato un prova inconfutabile di un pensiero rigidamente e nevroticamente strutturatosi. Anche nella relazione analitica è possibile rintracciare tale tendenza: l’analista avrà difficoltà ad instaurare una relazione collaborativa con un paziente del genere per il semplice fatto che qualsiasi interpretazione verrà vista come un rimprovero. Ed è proprio da qui che nasce la tendenza coatta del nevrotico al perfezionismo: per paura, cioè, di essere rimproverato ed evitare qualsiasi disapprovazione.

A volte il nevrotico è preda di così terribili sensi di colpa che l’unico modo per potersene liberare è quello di sperimentare una grande punizione. Egli favorirà e provocherà situazioni spiacevoli, perdite economiche ed eventi tutt’altro che positivi.

Il nevrotico, insomma, consente al senso di colpa di rivestire un significato profondo, strategico. Egli ne fa un uso molto particolare: non sembra affatto ansioso di liberarsene, anzi, insiste sulla sua colpa ed è molto difficile scagionarlo da ciò; da un lato si aggrapperà a tali sentimenti anche a costo di sembrare irrazionale e fantasioso; nel profondo, invece, non sarà poi così convinto della sua indegnità. In molte occasioni, e come aveva già notato Freud, il nevrotico si mostrerà risentito e poco umile se gli altri prenderanno sul serio le sue autoaccuse sottolineandone il fondo di verità. Il nevrotico esigerà rispetto e sarà maldisposto verso qualsiasi critica nonostante le continue mortificazioni autoindotte.

Confonderà e trasformerà il suo atteggiamento di autoaccusa con quello di sana auto-critica. Si sentirà un individuo umile e modesto ma non accetterà mai e poi mai alcun tipo di consiglio, perché ciò potrebbe minare la sua immagine rigida di perfezione.

La Horney a questo punto evidenzia come tale strategia sia un tentativo di tenere a bada l’angoscia. “Il nevrotico è incline più dell’individuo normale a mascherare l’angoscia con sensi di colpa”. La paura della disapprovazione o di essere scoperto è così prorompente da strutturare nel nevrotico strategie rigide come quella qui discussa. Spessissimo tali individui si mostreranno superficialmente sicuri di sé ed assolutamente impermeabili alle critiche, insensibili al giudizio degli altri. In realtà ciò nasconde una grande paura di essere criticati, disapprovati, giudicati, accusati e scoperti.

La paura della disapprovazione può assumere varie forme:

Paura di disturbare gli altri: il nevrotico avrà timore di rifiutare un invito, di discutere e portare avanti il proprio punto di vista divergente.

Paura che la gente possa scoprire qualcosa di lui: vi è la conseguente tendenza a ritirarsi dalle relazioni con gli altri.

Abnorme riluttanza a far sapere agli altri le proprie faccende private: paura delle domande private perché intese come tentativi violenti di penetrare nel suo scudo difensivo. Anche l’analisi è vista come una lotta: da una parte vi è il bisogno di comprensione ed aiuto; dall’altra la tendenza a vedere l’analista come un intruso

La Horney sottolinea che la paura della disapprovazione non sia causata dai sensi di colpa, ma viceversa emerga come una caratteristica dell’angoscia, come discrepanza tra un aspetto superficiale ed esterno, di facciata (la maschera) e un aspetto profondo, costituito dalle tendenze rimosse che si trovano dietro la costruzione della facciata stessa.

Nonostante tale facciata sia lontana dalla vera essenza del paziente, egli la mostrerà e la difenderà a denti stretti perché costituisce l’unica difesa contro l’angoscia: “è l’insincerità  globale della sua personalità, o meglio, della parte nevrotica della sua personalità, che è responsabile della paura della disapprovazione…”. Egli tenterà di nascondere a sé e agli altri sia le sue tendenze aggressive, di dipendenza sadica dagli altri che quelle di impotenza e debolezza. Costruirà così una facciata che si regge sulla potenza, sul predominio, sulla forza, sull’orgoglio e tale artificio lo costringerà a fare i conti con il disprezzo di sé e con la paura di essere scoperto. Egli disprezzerà qualsiasi debolezza dentro di sé e avrà paura che gli altri scoprano quanto in realtà è debole: è cio che consente all’angoscia di perpetuarsi di continuo. In definitiva, i sensi di colpa e le accuse auto-inflitte non sono nel nevrotico la causa, bensì la conseguenza del timore di disapprovazione e una difesa contro quest’ultima.

L’autoaccusa protegge l’individuo dal timore di essere criticati e produce rassicurazioni quando gli altri sono disposti a disconfermare le accuse. Anche quando gli altri non intervengono è il nevrotico stesso che si rassicura evidenziando quanto acuto e riflessivo sia stato nella sua autocritica.

Un altro atteggiamento difensivo largamente utilizzato dai nevrotici è quello opposto all’autoaccusa: la tendenza al perfezionismo come difesa da attacchi e critiche esterne. Tale tendenza non lascia margini di apertura all’esterno poiché il punto di vista dell’altro viene visto come una minaccia alla propria immagine perfetta.  Una terza modalità di difesa dalla disapprovazione è il “rifugiarsi nell’ignoranza, nella malattia e nell’impotenza”: è il caso di chi si comporta come un ragazzaccio giocherellone ed irresponsabile, che dunque non va preso in considerazione. Altre volte il rifugio è costituito dalla malattia: è il caso di pazienti che, nel rapporto con gli altri, ricorrono alla malattia come alibi per sfuggire dal rapporto, sempre per paura di essere scoperti e criticati.

L’ultima difesa che la Horney ci propone nella sua discussione sulla paura di essere disprezzati è quella relativa al vittimismo. La strategia del vittimismo elude il nevrotico dal rimprovero per le sue tendenze ad approfittarsi degli altri, a possedere gli altri, a sconfiggere gli altri in modo sadico.

Bibliografia:
Karen Horney - La personalità’ nevrotica del nostro tempo, Newton Compton, 1976.

Fabio Masciullo

 

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