Heinz Kohut e la nascita della psicologia del Sé

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Sin dal principio, la psicoanalisi è stata tacciata di scarsa validità scientifica, attenendosi ai criteri imposti dal concetto di scientificità dominante tra il XIX secolo e l’inizio del XX . La distinzione introdotta da Popper, in cui la falsificabilità è il criterio di demarcazione tra scienza e non scienza, ha contribuito a relegare un posto di secondo piano alla psicoanalisi rispetto ad altre scienze.  Ciononostante, tutto il pensiero scientifico si è modificato nel ‘900, grazie ai contributi della nascente teoria quantistica della materia, attraverso cui si sconvolgono repentinamente i paradigmi della fisica classica. Si sostituisce il determinismo con l’indeterminismo, la spiegazione causale con la spiegazione probabilistica, e, soprattutto, si introduce l’importanza dell’osservatore come soggetto non passivo. Tali scoperte di carattere scientifico hanno contribuito alla dimostrazione della scientificità del metodo psicoanalitico perché hanno permesso un riavvicinamento tra le scienze umanistiche e le scienze per definizione.

In questo contesto, si forma la visione epistemologica della nuova concezione della psicoanalisi, che abbraccia il contributo di Kohut, degli autori post kohutiani e dei teorici relazionali, evidentemente molto diversa dalla concezione scientifica che aveva Freud, secondo cui esclusivamente la neutralità e l’oggettività dell’osservazione avrebbero condotto alla verità scientifica.

Come abbiamo visto,  in linea con il contesto culturale e scientifico della sua epoca, Freud propose una concezione teorica ispirata al principio dei vasi comunicanti: posta l’esistenza di due linee di sviluppo, una narcisistica e un’altra dedita all’amore oggettuale, all’aumentare dell’una non ci sarebbe più sufficiente energia da dedicare all’altra. Secondo la metapsicologia freudiana, durante la fase dello sviluppo narcisistico gli iniziali investimenti oggettuali non sono volti a ridurre la scarica, bensì guidati dalla necessità di evitare un accumulo di energia libidica sull’ Io, seguendo i dettami del principio di costanza, evitando il conseguente sviluppo della psicopatologia. In questo approccio iniziale, l’Io si rivolge agli oggetti con riluttanza e forzatamente, poiché questa transizione è attivamente contrastata dalla tendenza di base a investire esclusivamente sull’Io. Questo aspetto della concezione freudiana, in cui lo sviluppo psichico non patologico è determinato esclusivamente dalla transizione da narcisismo ad amore oggettuale, verrà rifiutata da Kohut e rappresenterà il punto di partenza per l’elaborazione della Psicologia del Sé.

Le prime formulazioni kohutiane sono caratterizzate dal tentativo di rimanere ancorato alla teroria classica,  tant’è che nel 1971 , Kohut postula l’esistenza di due linee di sviluppo della libido, libido oggettuale e libido narcisistica, non più collegate tra loro, ma indipendenti l’una dall’altra. Tuttavia, nei suoi contributi successivi (1977) modificò le sue ipotesi sulla base delle sue esperienze cliniche,  sostenendo che la motivazione sia da ricercare nell’unica forma di libido: la libido narcisistica.

Nel 1966, nel saggio “Forme e trasformazioni del narcisismo”, Kohut sostiene che

“L’antitesi del narcisismo non è la relazione oggettuale, ma l’amore oggettuale. Una profusione di relazioni oggettuali può occultare l’esperienza narcisistica del mondo oggettuale, mentre l’apparente isolamento può essere lo scenario per una quantità di investimenti oggettuali abituali “

Questa posizione teorica comporta numerose conseguenze: il narcisismo può essere concepito come processo positivo a condizione che vi sia una buona relazione con l’altro (il caregiver nelle prime fasi di sviluppo). È’ su questa base che Kohut elabora il concetto di Oggetto-sé, in cui racchiude un altro che è anche Sé, ma che è anche altro da Sé:

“Gli oggetti-sé sono oggetti da noi esperiti come parte del nostro Sé; il controllo che ci attendiamo di esercitare su di essi è quindi più vicino al concetto di controllo che un adulto si aspetta di avere sul proprio corpo o sulla propria mente piuttosto che a quello del controllo che si aspetta di avere sugli altri”

Questo concetto gli permette di dare vita ad una teoria motivazionale para pulsionale, spesso ambivalente e tortuosa, in cui il centro è la relazione con un altro, ma intesa per le conseguenze che questa ha nello sviluppo del Sé. La motivazione per Kohut attiene all’insieme dei bisogni, ed il primo oggetto in cui incorre la motivazione non è un lago di piacere freudiano, bensì un altro ingaggiato in una relazione empatica.

Riprendendo una metafora dello stesso autore (1982) mentre Freud ci dipinge il prototipo dell’Uomo Colpevole, che tende ad una costante ricerca di equilibrio tra le pulsioni che lo governano, e le cui azioni sono volte alla ricerca del piacere, Kohut disegna i contorni di un Uomo Tragico, frutto delle esperienze relazionali dell’ambiente in cui si è sviluppato il suo Sé nucleare.

Bibliografia:
Kohut H. (1971), Narcisismo e analisi del Sé, trad.it Bollati Boringhieri, Torino, 1976.

Stefania Castiglia

 

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