Hans Loewald: creare ponti tra processo primario e secondario

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di Fabio Masciullo

L’interpretazione che Loewald fa di Freud è  assolutamente “non convenzionale” ed in forte contrasto con quella che gli psicologi dell’Io avevano fornito in un’ottica di prosecuzione del lavoro del maestro. Il contributo di Loewald è, per certi versi, rivoluzionario in quanto, da un lato ancorato al linguaggio freudiano, dall’altro proiettato verso i moderni contributi relazionali.

Loewald è sempre stato attratto dalla funzione del linguaggio e, nello specifico, della sua evidente relazione con processi di pensiero arcaici, quale ponte tra due tipi di esperienze, primarie e secondarie.

Loewald ritiene che all’inizio, quando il bambino pronuncia le prime parole e i primi suoni, il linguaggio non sia la traduzione in suoni convenzionali di esperienze sensoriali, ma sia una vera e propria esperienza sensoriale in sé. Il bambino è immerso in un “bagno di suoni, ritmo e così via” (ibidem; pag. 216) mentre i genitori parlano e gli parlano, mente lui sperimenta le prime associazioni fonetiche e le prime parole. Loewald chiama questo tipo di esperienza “processo primario”, una modalità di immersione sensoriale e corporea che genera un tipo peculiare di contatto con il mondo. Per Loewald è il ponte tra questo tipo di processo e quello definito “secondario” la chiave di volta sulla quale strutturare una riflessione clinica rivolta al benessere psicologico. La salute mentale deriva dalla connessione e dal dialogo costante tra i due tipi di processo, tra forme di esperienza preverbali, corporee, fusionali, indifferenziate e forme più evolute, cognitive, intellettuali. La perdita dei piaceri sensoriali connessa con lo sviluppo del linguaggio altro non fa se non privare il bambino di quella ricchezza esperienziale necessaria al suo benessere psicologico. È compito della psicoanalisi ricreare ponti e legami tra queste due forme di esperienza laddove, nello sviluppo, sono andati perduti.

Secondo la visione freudiana, esiste un dentro ed un fuori ben definiti rispetto all’esperienza psichica e corporea. All’interno ci sono una serie di pulsioni che premono per essere scaricate attraverso il contatto con l’esterno. La salute psicologica, per Freud, è una questione di negoziazione tra l’interno (pulsioni) e l’esterno (ambiente).

Per Loewald, invece, all’inizio dello sviluppo il bambino e l’ambiente sono un tutto unitario, non ci sarebbe distinzione tra Sé e l’altro, tra pulsioni ed oggetti. Siamo di fronte ad una prospettiva teorica che predilige una visione radicale di interazionismo. Ciò vuol dire che il Sé così come inteso dalla psicoanalisi, sarebbe un prodotto secondario delle continue interazioni tra il bambino e l’ambiente. Non esiterebbe nessun Vero sé da scoprire, non ci sarebbero pulsioni predeterminate biologicamente. Loewald sottolinea come questa sua visione sia vicina alla descrizione di Freud della Libido dopo l’introduzione del concetto di Eros del 1920. Secondo questa visione, la Libido sarebbe una pulsione che cerca di stabilire legami significativi con gli altri non per una gratificazione o una scarica, ma per costruire forme di esperienza più ricche e complesse e, soprattutto, per ricreare e mantenere l’unità originaria tra Sé e l’altro.

La mente per Loewald è interattiva per sua natura, si crea nelle interazioni madre-bambino e si sviluppa attraverso l’unità sé-altro, primigenia esperienza psicologica. Persino l’Es è per Loewald il prodotto dell’adattamento all’ambiente che continua anche nel presente a funzionare ad un livello organizzativo differente dai processi consapevoli.

Si potrebbe sintetizzare che per Loewald la mente è formata da collegamenti, canali, ponti, nodi che legano assieme la fantasia e la realtà, il passato ed il presente, l’intrapsichico e l’ambiente, le esperienze preverbali, sensoriali e prelogiche e quelle cognitive, mediate dal linguaggio.

La psicopatologia nasce quando l’esperienza, frutto del processo primario subisce una netta ed imprevedibile rimozione, si slega, viene isolata da quella del pensiero secondario.

“I primi oggetti d’amore, come i propri antenati, forniscono linee guida per le esperienze nuove; quando sono stati sepolti e riveriti in modo adeguato, hanno continuo accesso al presente e non devono più dominarlo dal loro isolamento angosciante, cercando ‘il sangue del riconoscimento’ ” (ibidem; pag. 219)

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