La formazione del Sé

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La motivazione del dinamismo psichico nel pensiero kohutiano è attribuibile alla coesione del Sé, e questo pensiero troverà il suo apice concettuale nella sua opera “La Guarigione del Sé”(1977) attraverso l’introduzione del Sé come centro d’iniziativa.

Il percorso evolutivo che porta ad un Sé coeso inizia nel neonato, ed è costituito da una sequenza di fasi che comprende inizialmente uno stato di angoscia dilagante del bambino, a cui la madre risponde con l’angoscia segnale. Successivamente, la madre eseguirà una sequenza di azioni volte alla  tranquillizzazione, a cui seguirà uno stato di calma del figlio. Notiamo che la madre non è quantitativamente angosciata come lo è il figlio, ma è senz’altro in grado di contattare quell’angoscia, e di decodificarla per porsi come strumento calmante. Queste sequenze si ripetono infinite volte, dal neonato al bambino più grande, fino al bisogno dell’adulto; gradualmente, il bambino sarà in grado di interiorizzare questa funzione e di acquisire gli strumenti necessari all’autoregolazione.

Alla nascita presumibilmente non si può dire che nel  bambino esista un senso del Sé, sebbene i caregiver si relazionano al neonato come se fosse consciamente una persona; Kohut si riferisce a questo aspetto definendolo Sé virtuale. L’autore propone una visione del Sé totalmente relazionale: il Sé può crearsi esclusivamente nel momento in cui esiste una rispondenza tra le potenzialità effettive del bambino, non mediate dalle fantasie genitoriali, e le aspettative dei genitori.

Posto che il bambino deve prima di tutto essere visto e riconosciuto nei propri bisogni e sostenuto dalle figure genitoriali nell’esprimerli, diventa evidente, l’importanza della personalità dei genitori, che forniranno esperienze empatiche sulla base delle quali progressivamente si strutturerà il Sé nucleare.

In più, i caregiver devono essere capaci di assolvere a tali funzioni inserendole in una cornice relazionale in cui trovi spazio la frustrazione ottimale, concetto kohutiano che ha ricevuto numerose critiche. Con questa denominazione Kohut si riferisce alla necessità che gli oggetti Sé siano in grado di relazionarsi al bambino, favorendogli al contempo ed in maniera graduale, l’acquisizione della capacità di dilazionare l’immediato soddisfacimento dei suoi bisogni, e proteggendolo così dal rischio di permanere in una condizione fantasmatica di appagamento allucinatorio dei suoi desideri. Chiaramente, Kohut differenzia il concetto di frustrazione ottimale, da quello di frustrazione traumatica, la cui inevitabile conseguenza è lo sviluppo della psicopatologia.

Seconod Kohut, la formazione di un Sé coeso e saldo avviene attraverso l’acquisizione di due condizioni, che coincidono con i poli del Sé (da cui la denominazione di Sé bipolare):

Il polo grandioso-esibizionistico del Sécomponente essenziale dell’autostima da cui si propagano le ambizioni e le tendenze alla realizzazione, in cui l’ oggetto-Sé (principalmente la madre) svolge una funzione di rispecchiamento empatico e di approvazione. Si sviluppa sulla base di un’ iniziale fantasia grandiosa che progressivamente evolverà verso traguardi realistici.

Il polo degli ideali: costituito dagli obiettivi e le mete idealizzate, corrisponde alla necessità del bambino, in una fase più matura, d’ identificarsi con l’onnipotenza dell’adulto (spesso il padre). In questo caso l’oggetto-sé rappresenta la perfezione ed il bambino vuole fondersi con esso per attingerne. Si forma così l’imago parentale idealizzata, da cui si svilupperanno gli ideali.

I due poli del Sé sono collegati tra loro da un arco di tensione che comprende talenti ed abilità, e si colloca a livello intermedio tra ambizioni ed ideali. Le interazioni progressive che caratterizzano il rapporto tra il soggetto ed i suoi oggetti sé possono gravemente danneggiare uno o entrambi i poli del Sé, e predisporre ad un elevato rischio di psicopatologia.

Kohut esemplifica questo percorso bifasico della strutturazione del Sé attraverso la celebre frase

L’uomo è guidato dai suoi ideali e spinto dalle sue ambizioni.

Bibliografia:
Kohut H. (1977), La guarigione del Sé, trad.it Bollati Boringhieri, Torino, 1980.

Stefania Castiglia

 

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